Franca B&B è collocato
in una posizione tranquilla e rillassante, ma nel contempo strategica: è situato
nel cuore del Veneto: a pochi minuti da Padova, Venezia, Abano e Montegrotto
Terme, Monselice, Este, Montagnana,
Riviera del Brenta.
Padova
Padova è un comune di 210.536
abitanti, capoluogo dell'omonima provincia, nel Veneto.
Antica sede universitaria, Padova vanta numerosissime testimonianze
di un glorioso passato culturale ed artistico, che la rendono meta
di turisti
da ogni parte del mondo. È oggi un importante centro economico.
Padova è inoltre nota in tutta il mondo come la città di
Sant'Antonio.
In
epoca romana Venezia fu il nome della regione nord - orientale d’Italia, ma dopo la caduta dell’impero e soprattutto
dopo la discesa dei Longobardi (568) designò una parte dei piccoli
centri cittadini formatisi nelle isole della laguna esistente tra l’Adige
ed il Piave. La base economica di questi centri fu il commercio tra i
paesi del vicino oriente e quelli dell’Europa del Nord (Germania
e Fiandre). Costituitasi in federazione dipendente giuridicamente da
Bisanzio con rapporti che andarono allentandosi a mano a mano che questa
decadeva sino a raggiungere la completa indipendenza verso la fine del
sec. IX, dopo il predominio di Eraclea e di Malamocco si ebbe, a partire
dagli inizi del IX sec., quello di Rivo alto (Rialto, l'odierna Venezia).
Tale avvenimento coincise col fallito tentativo dei Franchi di sottomettere
le isole al loro dominio. Respinte le incursioni arabe e distrutta nell'anno
1000 la pirateria croata nell'Adriatico, ebbe inizio l'espansione politica
sull'Istria e la Dalmazia, sotto la guida di una classe di armatori e
di mercanti che erano riusciti a stroncare i tentativi di alcune famiglie
(Partecipazio, Candiano, Orseolo) di rendere il potere ereditario. Preoccupata
che non venisse strozzato il Canale d'Otranto, passaggio obbligato verso
l'Oriente, o non venissero chiusi i passi alpini indispensabili per i
commerci con i Paesi del Nord, Venezia da un lato combatté i tentativi
normanni, svevi e angioini di stabilirsi sulle coste albanesi ed epirote,
dall'altro aderì alla Lega Lombarda per evitare la strapotenza
imperiale.
Con la IV Crociata (1202 - 1204) Venezia costituì un vasto impero
coloniale nella penisola balcanica e nell'Egeo che resistette anche al
ripristino dell'impero bizantino (1261) ma esasperò la rivalità con
Genova, il che diede luogo a numerose battaglie navali con alterne vittorie
delle due parti.
Agli inizi del XIV sec. col formarsi delle signorie anche in Venezia
vi furono tentativi (Baiamonte Tiepolo, 1310; Marin Faliero, 1355) di
tramutare il governo oligarchico (dal 1297 ristretto ad un certo numero
di famiglie) in signoria, appoggiandosi al popolo minuto (marinai, pescatori),
ma fallirono. Iniziò invece l'espansione di Venezia nel retroterra
(soprattutto dopo il grave pericolo corso nel 1378 con la cosiddetta
guerra di Chioggia, quando la laguna fu assediata per terra e per mare
dalle forze coalizzate ungano - padovano - genovesi) e, approfittando
della situazione favorevole, Venezia nel giro di pochi anni si impadronì di
tutto il Veneto, del Friuli, di Brescia e Bergamo inaugurando una lunga
serie di guerre con Milano e poi anche con Firenze e Ferrara.
Gli acquisti fatti in Puglia (1495) e in Romagna (1503) e l'errore d'aver
appoggiato la conquista francese di Milano per ottenere il Cremonese
(1499) furono fatali a Venezia che, attaccata da tutte le potenze d'Europa
aizzate da papa Giulio II (Lega di Cambrai) e battuta dai Francesi ad
Agnadello (1509), vide arrestata definitivamente la sua espansione in
Italia. Cadevano nel frattempo, non senza resistenza, i domini orientali
sotto l'assalto dei Turchi, mentre la scoperta dell'America deviava i
traffici, fonte della sua ricchezza, dal Mediterraneo all'Atlantico.
Era l'inizio d'una lenta ma gloriosa decadenza di Venezia che resistette
ai Turchi a Cipro (1571-73) e a Candia (1644 - 86), riconquistò per
qualche tempo la Morea (sec. XVIII) ed umiliò i Barbareschi a
Tunisi (1784-86).
Altri nemici mortali per Venezia divennero gli Asburgo, ansiosi di saldare
il Tirolo col Milanese, ma essi raggiunsero lo scopo solo con l'aiuto
di Bonaparte che liquidò la vecchia repubblica col Trattato di
Campoformio (1797) cedendola all'Austria in cambio del Ducato di Milano.
Riunita al napoletano Regno d'Italia nel 1805, Venezia tornò agli
Austriaci nel 1813 e col Trattato di Vienna divenne, con Milano, la capitale
di un teorico Regno lombardo -veneto. Insorta contro gli Austriaci nel
1848 e proclamata la repubblica da Daniele Manin, Venezia si fuse con
la monarchia sabauda proprio alla vigilia dell'armistizio di Salasco.
Tornò quindi a forma repubblicana e resistette agli Austriaci
fino all'agosto 1849, dopo un lungo e memorabile assedio.
Con la terza guerra d'indipendenza (1866) fu finalmente riunita all'Italia.
tratto da www.venezia.net
Il territorio del Comune di Venezia si estende su una superficie totale
di 41.317 ettari, dei quali 25.302 sono ricoperti da acque lagunari.
Le località di terraferma (Mestre, Marghera, Favaro Veneto,
Zelarino e Chirignago) occupano complessivamente una superficie di
13.028 ettari,
il Centro Storico di Venezia circa 800, le isole principali (Lido,
Pellestrina, Murano, Burano, Sant'Erasmo) circa 2.186.
soprannominata la città del Palladio, è un
comune di ca. 110.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia
e sede episcopale.
Nel territorio sono presenti industrie metalmeccaniche,
chimiche, farmaceutiche, cartarie ed editoriali. Particolarmente
attivo è l'artigianato
ed il settore orafo, di cui Vicenza è considerata la capitale.
La manifestazione fieristica VicenzaOro è tra le più importanti
al mondo nel settore.
Per i suoi tesori artistici, Vicenza Città del Palladio è stata
nominata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità.
Monumenti - Edifici palladiani
Basilica Palladiana
Palazzo Barbaran Da Porto
Palazzo Chiericati
Palazzo Da Porto Breganze
Palazzo Thiene
Teatro Olimpico
Villa Capra detta la Rotonda
Musei
Museo naturalistico ed archeologico di S. Corona (Museo naturalistico)
Museo del risorgimento e della resistenza (Museo storico)
Pinacoteca civica (Museo artistico)
Gallerie di Palazzo Leoni Montanari (Museo artistico, privato)
Museo della Real Casa di Portogallo (Museo artistico)
Piccolo museo della moneta (Museo specializzato, su prenotazione)
da wilkipedia.org
VENETO
Una finestra aperta sul Veneto. Terra dai cento
orizzonti con i colori del Tiziano e del Giorgione, dal mare Adriatico
al lago di Garda fino alle Dolomiti, ricca di belle città antiche
ed operose.
A window on Veneto (Italy).
Land of a thousand horizons with the colours of Titian and Giorgione,
from the Adriatic sea to lake Garda and the Dolomites, alive with
beautiful and busy old towns.
Il Veneto è oggi una delle realtà economiche
più dinamiche in Europa.
Tutto ciò non è sorto per caso ma ha le sue radici in
una particolarità e continuità storica e geografica di
questa terra che cercheremo in breve di illustrare.
La regione del Nord-est dell'Italia che si inoltra dal mare Adriatico
fino allo spartiacque delle Alpi Orientali è il Veneto con il
Friuli Venezia Giulia ad est ed il Trentino Alto Adige-Sud Tirolo ad
Ovest.
Questa regione si trova in un punto strategico nell'Europa perché è sempre
stato il punto di passaggio principale tra l'Area del Mediterraneo
e l'Europa del Nord e dell'Est.
Abitata già nella preistoria (la mummia Otzi ritrovata qualche
anno fa nei ghiacciai delle Alpi apparteneva alla cultura di Remedello), è nell'età del
Bronzo (2° Millennio A.C.) che prima si insediarono gli Euganei,
successivamente giunse il popolo dei Veneti di origine indoeuropea
dalla lontana Paflagonia (attuale Turchia) dopo la distruzione di Troia,
come ci racconta lo scittore latino-padovano Tito Livio. Di fatto questo
mito è comprovato dallo stile orientaleggiante della loro attività artistica.
Una parte di questo popolo si sparse in Europa (Polonia, Germania meridionale,
Bretagna), una parte si fermò nell'attuale Veneto.
Era una popolazione essenzialmente pacifica, interessata più a
mantenere buoni rapporti commerciali con i vicini che a fare guerre
di conquista ma sempre pronti a difendersi da eventuali agressori,
come ci raccontano le cronache antiche. A sud avevano gli Etruschi
e colonie Greche, ad ovest i Celti a nord i Reti ed a est gli Illiri.
Avevano una loro lingua e scrittura ed una forte religiosità.
I loro numerosi santuari dedicati a varie divinità la principale
Reitia, erano oltre che centri religiosi anche educativi. Abitavano
principalmente lungo i fiumi in case di legno simili agli attuali casoni
della laguna veneta. Si dedicavano all'agricoltura, alla pesca, all'artigianato
al bronzo e particolarmente all'allevamento dei cavalli per i quali
erano famosi nell'antichità. Il cavallo ed il colore azzurro
erano i loro simboli. Furono i primi, già nel primo millennio
A.C., a commercializzare l'ambra, allora ricercatissima, dai paesi
baltici verso gli Etruschi ed i Greci, come ci racconta lo scrittore
latino Plinio nella sua Storia Naturale.
Il centro principale era Este ai piedi dei colli Euganei, altri centri
importanti erano Padova, Verona, Treviso, Altino, Montebelluna, Asolo
e nalla valle del Piave Mel e Calalzo nel Cadore. Si ritiene fossero
tutte città federate tra loro non essendoci pervenute notizie
su re o Capi dominanti.
Tutto ciò fino all'arrivo della potenza conquistatrice di Roma
verso il 200 A.C. con la quale per non farsi distruggere, i veneti
antichi preferirono fare patti amichevoli. La regione fu presto latinizzata
e sotto l'Imperatore Augusto entrò a far parte dell'Impero col
nome Decima Regio Venetia et Istria. Ci fu un periodo prospero per
circa 300 anni che favorì arti e commerci. Tito Livio e Catullo
erano scrittori latini originari di Padova e Verona. Le città si
ingradirono e cambiarono aspetto per i numerosi edifici in pietra.
Altre sorsero tra le quali Aquileia nell'attuale Friuli, era seconda
solo a Roma.
Con l'avvento del Cristianesimo questa città fu il principale
centro di diffusione della nuova Religione nel nord ed est Europa.
Caduto l'impero Romano nel 476 D.C., la regione fu invasa e saccheggiata
da numerosi popoli barbari (Goti, Eruli, Unni e Longobardi). Le popolazioni
delle città distrutte si rifugiarono sulle lagune costiere e
lì fondarono nuovi centri (Chioggia, Caorle, Grado e Venezia)
mentre il resto del territorio cadde sotto il dominio dei feudatari
con pura economia di sussistenza. Venezia invece libera, iniziò la
sua gloriosa avventura sul mare pur dovendo continuamente difendersi
dagli attacchi dei Franchi, Slavi, Ungheri e persino Normanni. Già al
tempo della prima Crociata (1100 D.C.) è con Genova sua rivale,
una grande potenza marinara. Un fiorente commercio tra l'oriente (Costantinopoli,
Egitto, Terra Santa) l'Italia ed il Nord Europa le assicurarono ricchezza
e prestigio. Con il viaggiatore Marco Polo giunse per prima nella Cina
e nell'Estremo Oriente. Più tardi i veneziani Giovanni e sebastiano
Caboto esploreranno le coste del Nord e Sud America ed il vicentino
Pigafetta accompagnerà Magellano nel giro del mondo. Nell'entroterra
intanto le città si liberarono a poco a poco dal dominio feudale
e si costituirono in liberi comuni ma sempre inlotta tra loro (Padova
contro Treviso, Treviso contro Belluno, Verona contro Vicenza). Ne
aprofittò Venezia che riuscì verso il 1400 a riunire
sotto il suo dominio dopo 1000 anni nuovamente tutto l'antico territorio
dell X Regio Romana.
Verso il 1500 Venezia era al massimo del suo splendore, la Nuova York
dell'epoca e per questo continuamente attaccata dagli altri stati europei
gelosi della sua potenza. Con la lega di Cambrai mezza Europa era in
guerra contro Venezia che pur sconfitta riuscì a salvarsi. Inoltre
doveva sostenere una continua lotta contro i Turchi dell'Impero Ottomano
con i quali guerreggiava e commerciava contemporaneamente. Nella famosa
battaglia di Lepanto dove la flotta cristiana distrusse definitivamente
quella Turca, buona parte della navi erano veneziane. I secoli che
seguirono fino al 1.800 furono secoli di pace e prosperità per
tutta la Repubblica di San Marco.
Fiorirono in modo meraviglioso le arti in particolare la pittura della
Scuola Veneta con Tiziano, Giorgione, Veronese, Canaletto, Tiepolo
ed altri, l'architettura con il Longhena ed il Palladio creatore delle
famose Ville Venete, la letteratura con Goldoni e Casanova, la scultura
con Canova, la musica.con Vivaldi, Monteverdi, Tartini. Tutto ciò mentre
la Serenissima Repubblica si avviava ad una lenta decadenza, fino all'arrivo
di Napoleone che brutalmente pose fine alla millenaria Repubblica,
la depredò e la cedette poi all'Austria.
Per circa 60 anni il Veneto fu sotto la dominazione austriaca non senza
epiche rivolte. Memorabile la difesa di Venezia accerchiata e bombardata
nel 1849, con Daniele Manin, israelita veneziano, a capo dei difensori
ed il loro ultimo grido: "il colera infuria, il pane ci manca,
sul ponte sventola bandiera bianca". Dopo il 1866 il Veneto entrò a
far parte del Regno d'Italia ma la grave crisi economica della fine
dell'800 ed inizio '900 con le sucessive due guerre mondiali, la prima
combattuta sul suo territorio
con conseguenti distruzioni e la seconda perduta con la rinuncia dell'Istria,
portò nella regione, essenzialmente agricola, una forte depressione
economica. Ciò fu la causa determinante della forte emigrazione
che spinse tanti veneti a cercare migliore vita prima in Argentina,
Brasile poi negli Stati Uniti, Canada, Australia ed altri paesi Europei,
dove con la caratteristica laboriosità che li contraddistingue,
si sono fatti onore.
Solo a partire dagli anni '60 la terra veneta è ritornata nuovamente
a rivivere.
con Vivaldi, Monteverdi, Tartini. Tutto ciò mentre la Serenissima
Repubblica si avviava ad una lenta decadenza, fino all'arrivo di Napoleone
che brutalmente pose fine alla millenaria Repubblica, la depredò e
la cedette poi all'Austria.
Per circa 60 anni il Veneto fu sotto la dominazione austriaca non senza
epiche rivolte. Memorabile la difesa di Venezia accerchiata e bombardata
nel 1849, con Daniele Manin, israelita veneziano, a capo dei difensori
ed il loro ultimo grido: "il colera infuria, il pane ci manca,
sul ponte sventola bandiera bianca". Dopo il 1866 il Veneto entrò a
far parte del Regno d'Italia ma la grave crisi economica della fine
dell'800 ed inizio '900 con le sucessive due guerre mondiali, la prima
combattuta sul suo territorio
con conseguenti distruzioni e la seconda perduta con la rinuncia dell'Istria,
portò nella regione, essenzialmente agricola, una forte depressione
economica. Ciò fu la causa determinante della forte emigrazione
che spinse tanti veneti a cercare migliore vita prima in Argentina,
Brasile poi negli Stati Uniti, Canada, Australia ed altri paesi Europei,
dove con la caratteristica laboriosità che li contraddistingue,
si sono fatti onore.
Solo a partire dagli anni '60 la terra veneta è ritornata nuovamente
a rivivere.
Grazie alle nuove aperture commerciali a livello europeo e mondiale,
all'operosità della sua gente, al dinamismo dei nuovi capitani
d'industria principalmente nei settori della meccanica, del legno e
dei mobili, delle calzature, dell'abbigliamento dell'orificeria, degli
occhiali e nel settore dell'agricoltura e dei vini, il Veneto è ritornato
ad essere quello che è sempre stato da 3000 anni: un ponte tra
l'Europa Mediterranea ed il resto dell'Europa e gli altri continenti.
Lunga vita allora al Cavallo Azzurro ed al Vecchio Leone alato di S.
Marco.
Venezia e le altre città della laguna
veneta, Grado, Caorle, Torcello, Chioggia si formarono attorno a
preesistenti piccoli insediamenti di pescatori che l'esodo delle
popolazioni di terraferma sotto la minaccia delle invasioni barbariche
andò ad ingrossare. Da Aquileia si formò Grado, da
Concordia, Altino e Oderzo, Caorle ed Eraclea, da Treviso e Padova,
Venezia e Chioggia. In questi nuclei abitativi tra le lagune inospitali
che pur li difendevano dai barbari, la vita era dura e la gente semplice
ma operosa come ci riferisce Cassiodoro,viveva come uccelli palustri,
cibandosi principalmente di pesce e dei prodotti ricavati da piccoli
lembi di terra e con il commercio del sale.
Dopo la caduta dell' Impero Romano di Occidente nel 476 d.C, i Goti
prima , i Vandali, gli Unni, i Longobardi e alla fine i Franchi, avevano
occupato tutta la terraferma esclusa la frangia lagunare dove crearono
i loro regni, un sistema feudale con duchi, conti , castelli, la popolazione
asservita e leggi e cultura di matrice nordico-germanica.
Le isole della laguna invece rimanevano sotto l'influenza e la giurisdizione
nominale dell' Esarcato di Ravenna, ultimo lembo in Italia della sovranità dell'
Impero Romano d' Oriente che continuava a Bisanzio, ed eleggevano all'
inizio i loro tribuni e magistrati liberamente secondo la tradizionale
legislazione romana, in seguito accettarono il principio dell' autorità unica
come difensore del bene comune, il dux-doge coadiuvato dai maggiorenti.
Già nel 538 il generale bizantino Narsete, nella lunga guerra
contro i Goti che tante rovine provocarono all' Italia, chiese l'aiuto
della flottiglie lagunari per il trasporto di truppe e rifornimenti
.Nel 568 ci fu l'invasione dei Longobardi, popolo di origine scandinava
proveniente dalla regione danubiana. Nuovi profughi arrivarono nelle
isole dall' entroterra portando con loro anche le reliquie dei Santi.
Nel frattempo la flotta lagunare andava aumentando anche per far fronte
agli attacchi dei corsari provenienti dalla vicina Dalmazia, e nel
730 fu inviata in aiuto ai Bizantini per liberare Ravenna occupata
da Liutprando re dei Longobardi.Ma l'autorità bizantina seppure
nominale era stretta per gli isolani che cercavano un po' alla volta
di allentarla. Quando i Longobardi riconquistarono nuovamente Ravenna
ponendo fine all' Esarcato, i Lagunari non senza aspre dispute, elessero
il loro primo dux-doge, che la tradizione ci tramanda essere stato
un cittadino di Eraclea, Paoluccio Anafesta. Il papa, preoccupato per
l'avanzata dei Longobardi che rapidamente avevano formato un solido
regno in tutta Italia, chiamò in sua difesa i Franchi che scesi
in Italia con Carlomagno, posero fine nel 774al regno Longobardo. Ora
lo scontro era tra Bizanzio ed i Franchi e Pipino figlio di Carlomagno
non tardò a cercare di occupare le isole ma, dopo aver distrutto
Chioggia, fu sconfitto e fermato dalla flotta Veneziana ad Albiola
nell' anno 809. Con la pace di Aquisgrana nel 812 fu riconosciuta a
Venezia la sovranità sulla frangia lagunare, un tratto di terraferma
lungo il corso del Sile, il suo storico legame con Bisanzio e la libertà di
commercio per i Veneziani in tutto l'Impero occidentale.
E' in questo periodo che la sede politica del Ducato viene trasferita
da Malamocco a Rialto, centro più sicuro.
Ma i Franchi ripresero i tentativi di inglobare nell' impero l'area
lagunare con una congiura contro il doge poi fallita,
e con il concilio di Mantova per trasferire al Patriarcato di Aquileia
vicino all' Imperatore il Patriarcato di Grado dal quale dipendeva
Venezia. Fu allora che due commercianti veneziani riuscirono a trafugare
le reliquie di San Marco da Alessandria d'Egitto occupata dagli Arabi
portandole a Venezia riunendo di fatto questo simbolo massimo dell'
Autorità religiosa con quella politica del Doge. Il doge Giustiniano
nell' anno 828 iniziò la costruzione della Chiesa e da allora
la Città e la sua potenza si sarebbero sempre identificati con
il simbolo dell' Evangelista: il Leone con il Vangelo. La situazione
interna continuava ad essere turbolenta a causa di congiure contro
il Doge mentre all' esterno c'era sempre la minaccia dei pirati slavi
-croati che il doge Giovanni riuscì però a neutralizzare
portando il loro capo Miroslavo alla religione cristiana. Negli anni
successivi una nuova grave minaccia si profilava. Gli Arabi avevano
conquistato la Sicilia e cominciavano ad occupare le città della
Calabria e della Puglia minacciando le navi commerciali di Venezia.
Una flotta veneto-bizantina fu sconfitta nelle acque di Taranto, mentre
a nord pirati slavi distrussero Caorle. Dopo che l'ottimo doge Tradonico
fu assassinato da fazioni rivali, un nuovo doge Orso riuscì a
battere i pirati slavi che devastavano le coste dell' Istria e con
l'aiuto di una flotta bizantina e franca riuscì a battere gli
Arabi e liberare la città di Bari. In questo periodo sorsero
dure dispute con il Papa per la nomina dei Vescovi che il doge esigeva
di suo gradimento e per il controllo della città di Comacchio.
Nel frattempo in Europa si sfaldava l'impero Carolingio e tutta una
serie di gerre fudali ne indebolirono le difese. Ne approfittarono
gli Ungheri che dalla Pannonia si riversarono con devastanti scorrerie
sul Nord Italia le cui città furono saccheggiate. Tentarono
anche di attaccare la laguna riuscendo ad occupare Chioggia, ma poco
pratici delle acque lagunari, furono fermati e distrutti ad Albiola
nel 903. E' in questo periodo durante la Festa delle Marie quando 12
fanciulle povere andavano al matrimonio vestite nel modo più sfarzoso
alla presenza del Doge che un gruppo di pirati triestini riuscì a
rapire le ragazze ed il ricco botti, liberate poi a Caorle dal rapido
intervento dei Veneziani. Frattanto prosperavano i commerci con l'Oriente
grazie al legame speciale che Venezia aveva con Bisanzio, ma una fazione
favorevole all' imperatore Ottone I che aveva preso il controllo del
Sacro Romano Impero di Carlomagno, portò a congiurare contro
il doge Candiano IV che fu fatto uscire dal palazzo ducale incendiandolo
e con questo l'attigua Chiesa di San Marco e poi massacrato con il
figlio. Salì al potere ducale Orseolo II che per porre fine
alle incursioni dei pirati croati, con una grossa flotta mosse incontro
a loro e li sconfisse sottomettendo al dominio di Venezia tutta la
costa della Dalmazia.Era l'anno 998 il giorno dell' Ascensione che
verrà da allora ricordato con il simbolico sposalizio del Doge
con il mare. Nel 1003 la flotta di Orseolo salpò alla volta
di Bari assediata dai Saraceni e riuscì a liberarla. Ormai la
potenza di Venezia si faceva sentire e sia l'Imperatore di Occidente
che quello d' Oriente vedevano favorevolmente questa ascesa per contenere
l'avanzata araba. Ma la troppa potenza della famiglia Orseolo non piaceva
ai Veneziani che odiavano le dinastie e costrinsero i suoi menbri all'
esilio. Nel 1042 fu eletto Domenico Contarini che iniziò la
costruzione della nuova Basilica di S. Marco nelle forme che oggi ammiriamo.
Un nuovo pericolo veniva dall' Adriatico Meridionale. I Normanni originari
dalla Scandinavia, occupata l'Inghilterra e una parte della Francia,
vinti gli Arabi conquistarono la Sicilia e poi rapidamente la Calabria
e la Puglia nonchè le coste dell' Epiro e dell' Albania possesso
di Bisanzio non nascondendo l'ambizione di arrivare a Costantinopoli.
I Veneziani cercarono di reagire ma furono duramente sconfitti a Corfù con
migliaia di morti e prigionieri. Si narra che questi ultimi fedeli
a Venezia, rifiutarono di entrare nelle milizie normanne e furono tutti
torturati e massacrati. Il nuovo Doge Vitale Falier presi opportuni
accordi con l' Imperatore d'Oriente e previa promessa di privilegi
e garanzie per i Veneziani, decise di unire le forze e riuscì a
Butrinto a sconfiggere la flotta normanna di Roberto il Guiscardo nal
1085 ponendo fine alla sua espansione verso oriente. Ma una nuova grave
minaccia si profilava per Bisanzio: l'avanzata dei Turchi dalle steppe
dell' Asia centrale era ormai un pericolo. L'imperatore chiese aiuto
al Papa Urbano II che per liberare i Luoghi Santi già occupati
indisse la prima Crociata alla quale parteciparono i più insigni
esponenti della nobiltà feudale europea e Genova e Pisa con
le loro navi. In un primo tempo per non compromettere i suoi interessi
nella zona, Venezia si tenne da parte ma quando si avvide che i Crociati
con le navi genovesi avevano nel 1099 conquistato Gerusalemme e altre
città, per non essere tagliata fuori, allestì una grossa
flotta che per dare aiuto al Crociati alla conquista dell' ultima poderosa
piazzaforte di Tiro nel Libano meridionale. Ma nell' Adriatico settentrionale
gli Ungheri si fecero nuovamente minacciosi cercando di sottrarre a
Venezia le coste della Dalmazia. Nel 1116 nella difesa e perdita della
città di Zara trovò la morte combattendo valorosamente
il Doge Ordelafo Faliero. Con il Doge Domenico Morosini ci fu un periodo
positivo per Venezia avendo il nuovo Imperatore d'Occidente Federico
nel 1152 riconfermato tutti i privilegi per Venezia: Fu firmata anche
la pace con i Normanni che avevano ripreso le azioni di disturbo e
concesso la protezione alla città di Fano minacciata dalle vicine
Pesaro e Rimini. Con il successore Vitale Michiel II fu sconfitto il
potente Patriarca di Aquileia Ulrico che con i feudatari friulani tentò di
sottrarre la diocesi di Grado a Venezia., obbligandolo a consegnare
per scherno ogni anno un toro e 12 porci per la festa del giovedì grasso.
Ma con Bisanzio le cose si mettevano male perchè l'imperatore
Manuele Comneno cominciò ad ostacolare il commercio dei Veneziani
a favore dei tei temibili concorrenti Genovesi e quando il quartiere
Genovese venne distrutto da un incendio, incolpò i Veneziani
e ne incarcerò 10,000.
Venezia mosse la sua flotta ma dovette ritirarsi a causa di un' epidemia
che falcidiò i marinai. Nel frattempo era sceso in Italia Federico
Barbarossa per riprendere il controllo dei liberi Comuni lombardi che
si erano resi indipendenti dall' autorità Imperiale. La Lega
alla quale aderirono anche alcune città Venete, la stessa Venezia
e il Papa, riuscì a vanificare i tentativi dell' Imperatore
che fu costretto alla pace. Nel 1177 a Venezia, con l'impegno del Doge
Ziani ci fu lo storico incontro durante in quale Federico I si inginocchiò pubblicamente
davanti ad Alessandro III , questi lo perdonò e gli tolse la
scomunica. Questo avvenimento accrebbe la fama di Venezia ed il suo
prestigio in ambito europeo.
In Oriente però i Saraceni con a capo il valoroso Saladino iniziarono
a riconquistare Gerusalemme e le città dei Luoghi Santi occupate
con la prima Crociata dai Crociati. per cui il nuovo Papa Gregorio
VIII indisse nel 1197 una nuova crociata. Si presero accordi con Venezia
per il trasporto delle truppe al prezzo di 84.000 marche d'argento
ma alla partenza i Crociati erano meno del previsto e a stento racimolarono
50.000 marche. Allora i Veneziani per compensare la differenza, suggerirono
a Bonifacio di Monferrato capo spedizione, di aiutarli a conquistare
Zara in mano agli Ungheri. La città fu assalita e saccheggiata
ma i Veneziani vennero scomunicati dal Papa per aver preso le armi
contro dei Cristani. Giunse nel frattempo un invito da parte del Re
di Germania Filippo di Svevia figlio del Barbarossa di aiutare Alessio
figlio del genero Isacco, Imperatore bizantino deposto da un usurpatore,a
riconquistare il regno di Costantinopoli con la promessa di riunire
la Chiesa Orientale con quella Occidentale. Il Papa era perplesso ma
viste le buone intenzioni, approvò.Così la flotta salpò alla
volta di Costantinopoli che difesa da imponenti mura, da novecento
anni non era caduta in mani nemiche. L'attacco fu rapido e ben organizzato
e la città fu in breve occupata dai Crociati, Alessio fu rimesso
sul trono e proclamò la riunificazione delle Chiese. Dopo la
conquista i Crociati volevano proseguire per la Terrasanta ma Alessio
per consolidare la sua posizione, con l'approvazione dei Veneziani,
chiese loro di rimanere per l'inverno non considerando le spese gravose
per il mantenimento dell' esercito e della flotta. Ben presto le casse
divennero vuote e si dovettero a fondere oggetti artistici e sacri
nonchè aumentare le tasse per mantenere le truppe, finchè scoppiò una
rivolta contro i Crociati, non tollerando la città un simile
giogo e Alessio, principale responsabile di quella situazione, fu ucciso.
L'esercito Crociato ed i Veneziani, assalirono allora nuovamente la
città e particolarmente i Franchi si diedero per tre giorni
a saccheggi e massacri della popolazione inerme. Profanarono Chiese
e oggetti sacri , rubarono le reliquie della Croce,saccheggiarono Santa
Sofia, violarono monache, vergini e sposate, vendettero fanciulli perfino
ai Mussulmani, più di 1000 templi bruciarono e dettero l' inizio
della fine di quella spendità città che era l'antica
capitale del Cesari d'Oriente , erede di Roma, e da sempre legata a
Venezia da vincoli culturali e commerciali. Era l'Aprile del 1204 e
non fu opera di Barbari ma di Crociati che professavano la stessa fede
in Gesù dei Greci-Bizantini. Il mondo ne fu inorridito. In quella
terribile razzia furono asportati e portati a Venezia i 4 cavalli dorati
che adornano oggi la Basilica di San Marco. Enrico Dandolo, il Doge
settantenne che guidava i Veneziani potè gustarsi quet' amara
vittoria che fu una pagina nera nella storia di Venezia. Deposto l'Imperatore
fu creato un Regno Latino d'Oriente con a capo Baldovino di Fiandra
e Patriarca il Veneziano Tommaso Morosini. L' Impero fu diviso tra
Crociati e Veneziani i quali ebbero isole e porti sicuri sulle rotte
dell' Oriente. Ma Genovesi e Pisani che avevano ottimi rapporti commerciali
con Bisanzio non potevano stare a vedere e lo scontro con i Veneziani
si aprì subito per il possesso dell' isola di Creta che alla
fine rimase in mani veneziane La vita dell' Impero Latino d'Oriente
non fu facile poichè alla resistenza bizantina dell' Imperatore
deposto si unì l'esercito bulgaro che occupata l'antica Tracia
, l'odierna Bulgaria, sconfisse e fece strage di Franchi e Veneziani
ad Adrianopoli dove morì lo stesso capo dei Crociati e l'ultranovantenne
Enrico Dandolo. Minacciando per ben tre volte la stessa Costantinopoli,
furono alla fine sconfitti dalla flotta veneziana condotta da Giovanni
Michiel. Sempre in Oriente, nella Terrasanta, Veneziani e Genovesi
erano al massimo della tensione per il controllo della citta di Acri,
cosa che portò presto allo scontro aperto. La flotta genovese
fu duramente sconfitta e la città di Acri conquistata dai Veneziani
che distrussero il ricco quartiere genovese. A ricordo della vittoria
furono trasportate a Venezia tre colonne di marmo istoriato che oggi
si possono ammirare nell' angolo sud-ovest della Basilica Marciana.
Ma la partita con i Genovesi era solo all' inizio. Il nuovo imperatore
greco bizantino in esilio a Nicea si stava organizzando anche con l'aiuto
dei Genovesi e cominciò a rioccupare i territori del suo ex-impero,
riuscendo nel 1261 con un colpo di mano ad occupare anche Costantinopoli.
I Latini -Occidentali furono costretti ad una precipitosa fuga e a
stento si salvarono su 30 galee veneziane ma nel viaggio verso occidente
molti perirono per mancanza di cibo ed acqua. Così finì tragicamente
il sogno veneziano di un Impero Latino Orientale.
Seconda parte
La politica veneziana nel 1200 era prettamente
marittima e solo marginalmente interessata all' entroterra veneto
verso il quale aveva mantenuto un
atteggiamento estraneo. L' incremento continuo delle attività e
dei commerci portò però Venezia a considerare l'uso dei
fiumi Brenta, Bacchiglione, Sile, per il trasporto dei suoi prodotti.
Ma nel frattenmpo una potente famiglia feudale, gli Ezzelini, eliminati
tutti gli altri signori feudali e spalleggiato dall' Imperatore Germanico
Federico II , aveva occupato le città di Treviso, Padova, Vicenza
e Verona fortificandole e ciò non poteva essere che una minaccia
per Venezia. Treviso, con un podestà veneziano, fu occupata
dal fratello di Ezzelino III, Alberico che instaurò una tirannia
attirandosi l'odio della gente. Quanto Ezzelino III che aveva l'intento
di conquistare Milano, fu sconfitto e morì a Cassano d'Adda,
Alberico lasciò la poco sicura Treviso e si rifugiò nel
suo castello di San Zenone dove fu stretto d'assedio dalla Lega a cui
partecipavano con la benedizione della Chiesa le città venete
e Venezia e alla fine costretto alla resa alla quale seguì l'orrendo
macello di tutta la sua famiglia.
Era il giorno 25 Agosto 1260 giorno di San Bortolomeo.
E' nella seconda metà del 1200 che iniziò il viaggio
dei Polo verso la Cina a quel tempo dominata dal Gran Khan Mongolo
che aveva occupato anche la Persia e parte dei territori mussulmani
d'Oriente. Tutti questi territori dal Mediterraneo alla Cina sotto
un' unica autorità, permisero a Polo di effettuare il viaggio
verso quel paese ignoto.
Le memorie di Marco Polo raccolte nel Milione, furono dettate a Rustichello
da Pisa in carcere a Genova dopo che, ritornato dalla Cina, fu fatto
prigioniero dai Genovesi nella disastrosa sconfitta subita da Venezia
nel 1298 a Curzola.
Dopo la sconfitta di Curzola e la scomunica del Papa alla città per
aver occupato la città di Ferrara che era sotto la giurisdizione
papale, il doge Gradenigo divenne l'uomo più odiato di Venezia
ma una congiura contro lo stesso fallì
e l'immedita conseguenza di portata storica per un maggior controllo
della città, fu la creazione del Consiglio dei Dieci che doveva
coadiuvare il Doge nelle decisioni.
La scomunica papale pesava sulla città perché oltre a
colpire il sentimento religioso era un disastro economico:
non si potevano celebrare funzioni sacre, matrimoni, funerali, far
testamento, prestare giuramento in giudizio, i cittadini erano esentati
dall' obbligo di fedeltà al Doge, erano interdetti tutti i commerci
con gli altri paesi cristiani. Dopo 5 anni era un cappio al collo che
il nuovo Doge Giovanni Soranzo voleva levarsi e che alla fine il Papa
Clemente V tolse, previo ritiro dalla città di Ferrara e l'esborso
della somma enorme di 90.000 fiorini d'oro. Così le anime dei
Veneziani ed i loro commerci erano salvi. Anche nell' entroterra veneto
le cose si mettevano male per i Veneziani in quanto Cangrande della
Scala, signore di Verona, dopo aver conquistato Feltre e Belluno e
tolto Padova e Vicenza ai Carraresi e preso Treviso, aveva cominciato
ad ostacolare i transiti veneziani sulla terraferma. Si creò una
Lega con Venezia, i Gonzaga, gli Estensi ed i Visconti di Milano per
fermare gli Scaligeri e Venezia, con l'aiuto del deposto Signore di
Padova da Carrara, riuscì ad occupare la città. Si venne
alla pace nal 1339 e Venezia ottenne il controllo del Trevigiano e
libero accesso al Padovano. La città con 120.000 abitanti era
la terza d'Europa dopo Napoli e Parigi ed i suoi commerci si ramificavano
in tutto il continente fino alla lontana Inghilterra. Nel 1342 Edoardo
III re d' Inghilterra era impegnato nella lunga e disastrosa guerra
dei 100 anni con il re di Francia e, a corto di navi, pensò bene
di chiedere 40 galee in affitto alla Serenissima che però diplomaticamente
rifiutò, sia per non inimicarsi il re di Francia sia perchè i
Turchi stavano occupando sempre più territori dell' impero Bizantino.
Contro questo ormai chiaro pericolo si formò una Lega tra il
Papa, Bisanzio, Cipro, Rodi e Venezia e la flotta con Pietro Zeno riuscì a
rioccupare alcune città dell' Anatolia tra cui Smirne dove però per
un improvviso attacco turco, trovò la morte. Il 1346 vide l'assedio
e la conquista della città di Zara che sia i sovrani Ungheresi
sia Venezia volevano a tutti i costi. Nel 1355 ci fu un tentativo di
golpe dello stesso doge Marin Falier contro l'aristocrazia sempre più potente
e altezzosa ma scoperto, fu decapitato. In quell' anno nella continua
lotta contro Genova, 56 navi veneziane furono catturate e 450 marinai
prigionieri passati a fil di spada.Nel 1363 ci fu una grossa rivolta
contro il governo centrale, degli abitanti e dei coloni veneziani dell'
isola di Candia per il peso eccessivo delle tasse che fu stroncata
con continue e sanguinose repressioni. Nel 1364 il Doge eletto Andrea
Contarini, per un triste presagiò rifiutò il potere ma
alla fine pena l'esilio, vi fu costretto. Iniziò con una guerra
contro l'allora piccola cittadina di Trieste che venne presa per fame,
a Padova Francesco da Carrara complottava contro Venezia, infine a
Cipro Veneziani e Genovesi venivano alle mani. Padova addirittura stava
organizzando un micidiale fronte antiveneziano con il re d'Ungheria,
il duca d'Austria che voleva il Trevigiano ed i Genovesi, il cui esercito
nei primi scontri, sconfisse i Veneziani. Per salvare la situazione
questi ultimi furono costretti ad assoldare 5.000 feroci mercenari
turchi che nella battaglia di Piove di Sacco riuscirono a battere Ungheresi
e Padovani. Il Da Carrara dovette accettare pesantissime condizioni
e mandare suo figlio Francesco, accompagnato all' occasione dal Petrarca,a
Venezia per chiede perdono al Doge. In Oriente frattanto i Turchi aveva
occupato la Tracia ed erano vicini a Costantinopoli, ma l'imperatore
Giovanni V Paleologo non aveva più soldi per pagare le truppe.
Una sua richiesta d'aiuto all' Occidente cadde nel vuoto anzi, durante
la sua visita a Venezia, fu messo in carcere per insolvenza.. I Genovesi
in Oriente ormai spadroneggiavano e si sentirono tanto sicuri da portare
lo scontro con Venezia nell' alto Adriatico, alle porte di casa, dove
al largo di Pola, sconfissero la flotta veneziana il cui comandante
vittor Pisani al ritorno a Venezia,pur ferito, fu incarcerato. La città si
trovò in una gravissima emergenza e tutta la popolazione fu
chiamata ad uno sforzo enorme per la difesa. La flotta genovese intanto
devastate Caorle, Grado e Pellestrina puntava su Malamocco mentre in
terraferma il da Carrara di Padova riprendeva le armi contro Venezia
con 5000 Ungheresi conquistando Treviso e Mestre. Il 16 Agosto la flotta
genovese al comando di Pietro Doria era al largo di Chioggia che dopo
10 giorni di assedio fu occupata e saccheggiata. Venezia era ormai
in una morsa e nel grave pericolo la città richiese a gran voce
la liberazione di Vittor Pisani, l'unico comandante in grado di apprestare
le estreme difese, mentre si attendeva l'arrivo dell' altra flotta
veneziana d'Oriente con a capo Carlo Zeno della quale non si avevano
però notizie. Il doge Contarini, memore della sinistra profezia
avuta a suo tempo, chiese ai Genovesi la pace che però rigettarono
al motto " metteremo le briglie ai cavalli sfrenati che avete
nella Chiesa di S. Marco". Con uno sforzo enorme si costruirono
nell' Arsenale 40 galee, fu costruito un muro di difesa al Lido, messe
palizzate attraverso i canali e, per ostacolare i Genovesi fermi a
Chioggia , si riuscì ad ostruire con delle barche piene di pietrisco
affondate il canale d'uscita principale. I Genovesi che avevano perso
inspiegabilmente giorni preziosi, si trovarono intrappolati a Chioggia
e quando finalmente si avvistarone all' orrizzonte il 1 gennaio del
1380 le vele di Carlo Zeno un ex sacerdote, divenuto mercenario e pirata
per conto di Venezia, le parti si invertirono. I Genovesi furono stretti
d'assedio a Chioggia dai Veneziani dove lo stesso Pietro Doria moriva
in battaglia e pure Carlo Zeno fu trafitto al collo da una freccia
ma pirata dalle 7 vite, sopravvisse. Il 24 giugno ridotti alla fame
i Genovesi si arresero ed il doge Contarini rientrò trionfante
a Venezia con le navi cattuare e bel 4500 prigionieri in un tripudio
di folla che con gioia incontenibile festeggiava questa insperata e
definitiva vittoria su Genova .Fu firmata la pace a Torino ma Venezia
dovette cedere Treviso al duca d'Austria e la Dalmazia agli Ungheri,
mantenendo tutti i suoi porti lagunari. Furono liberati i prigionieri
genovesi ridotti a larve umane e solo la compassione delle donne veneziane
che diede loro cibo e vestiario, sottrasse loro alla morte. La città si
riebbe rapidamente dai danni della guerra ed ebbe una straordinaria
ripresa.
Genova al contrario non si riebbe più dalla sconfitta e l'orgogliosa
città conobbe presto il dominio dei Francesi e dei Visconti.
Morto il doge Andrea Contarini salvatore della patria, fu eletto Michele
Morosini, buon politico, diventato ricchissimo durante la guerra con
le speculazioni immobiliari: comprava a prezzo stracciato le case di
chi non poteva sottoscrivere il prestito forzoso di guerra del governo
che doveva svendere per avere i denari, poi rivendendo a guerra finita
al prezzo quadruplicato, ma la peste lo portò via presto. Fu
un periodi di grandi sconvolgimenti sociali: molte famiglie andarono
in miseria, altre divennero improvvisamente ricche ma il governo della
Repubblica rimase ben solido ed autoritario. Fu eletto Antonio Venier
uomo duro ed intransigente che non si lasciò intenerire dal
figlio morente in prigione,condannato per aver questi ingiuriato un
Nobile veneziano.Nel 1384 a soli 3 anni dalla pace di Torino, il da
Carrara di Padova riprendeva la sua attività antiveneziana.
Acquistò dal duca d'Austria il Trevigiano ed il Bellunese e
si riprese il Polesine. In quel periodo una nuova Famiglia diventava
sempre più potente, i Visconti di Milano che si stavano espandendo
a sud verso Bologna e Firenze e verso Est. Fu inevitabile per Venezia
allearsi con i Visconti per combattere i vicini da Carrara e con l'aiuto
dei Milanesi riuscirono a recuperare il Trevigiano, il Feltrino ed
il Bellunese.Vicenza si diede spontaneamente ai Veneziani che occuparono
anche Verona. I Visconti ,alleati dei Veneziani, avevano occupato frattanto
Padova e catturato Novello da Carrara ma rappresentavano una nuova
pericolosa minaccia per la Serenissima che tramando riuscì a
liberare il da Carrara e lo aiutò a riprendere la città,
ma anziché essere riconoscente, questi continuò la sua
azione contro Venezia. Assediati dai Veneziani, i da Carrara ostinati
oltremisura, non accettarono le pur generose offerte di pace e infine
catturati furoni imprigionati a Venezia e per porre fine alla questione,
strangolati in carcere.Così dopo 900 anni i discendenti dei
primi profughi di quella stessa terra, ritornarono nella città di
origine.
Venezia era al massimo della potenza e dello splendore. Ma in Oriente
erano già iniziate le schermaglie con i Turchi
e quando questi ultimi tentarono con l'inganno di impadronirsi della
flotta Veneziana comandata da Loredan si arrivò ad un vero scontro
navale che vide i Veneziani vittoriosi. Il 31 luglio del 1416 il Sultano
siglava la pace ma la lotta contro i Turchi per Venezia e la stessa
Europa sarebbe stata molto lunga. Il 6 maggio 1418 quasi novantenne
moriva quasi dimenticato Carlo Zeno. L'eroe che aveva combattuto tutta
la vita per Venezia e l'aveva salvata dai Genovesi era stato spietatamente
condannato ad un anno di prigione per aver ricevuto dai da Carrara
400 ducati per un prestito non dichiarato. Scontata la pena, partì per
la Terrasanta a combattere i Genovesi non per Venezia ma per il re
di Cipro.
Ma quando morto, sul suo corpo si contarono ben 35 ferite il popolo
reclamò per lui i funerali di stato con la presenza del Doge.
Nella terraferma la città di Milano continuava ad occupare città dell'
Italia settentrionale e centrale compresa Genova.Venezia prese finalmente
la decisione di fermare questo strapotere e le sue truppe al comando
del conte di Carmagnola, capitano di ventura prima al servizio dei
Visconti, riuscì a batterli a Maclodio ed occupare il territorio
di Brescia e bergamo. Ma l'atteggiamento un po' equivoco del Carmagnola
insospettì la Serenissima che pensò ad un'intesa col
vecchio padrone. Con l' inganno lo convocarono a Venezia e quì imprigionato,
torturato e processato fu alla fine decapitato tra le 2 colonne della
piazza. La guerra contro i Visconti continuava con altri Capitani di
Ventura tra i quali il Gattamelata che ha un monumento nella piazza
del Santo a Padova e Francesco Sforza anche lui precedentemente al
servizio dei Visconti.Tra cambi di alleanze, Genova cosa incredibile
e lo stesso Imperatore Sigismondo erano con Venezia e un' alternanza
di vittorie e sconfitte la guerra si protraeva con grande dispendio
di energie. Memorabile fu l'assedio di Brescia che assediata dai Milanesi
comandati dal Piccinino, riuscì con uno sforzo sovrumano al
quale parteciparono anche le donne guidate da Brigida Avogadro, a resistere
per più di un anno senza ricevere rifornimenti, flagellata dalla
peste. In quell' occasione per portare aiuto alla città i Veneziani
trasportarono alcune navi trascinate da 2000 buoi su rulli attraverso
i monti dall' Adige fino al lago di Garda dove però furono subito
bloccate dai Milanesi nel porto di Torbole. Solo quando i Visconti
attaccarono la stessa Verona in mano veneziana la faccenda si sboccò perché con
un contrattacco riuscirono a battere i Milanesi . Francesco Sforza,
uno dei capitani delle milizie veneziane che in precedenza aveva sposato
Maria, figlia del Visconti, arrivò fino alle mura di Milano
ed il suocero non sapendo come salvarsi, promise di nominarlo suo erede,
cosa che fece alla morte poco tempo dopo. Lo Sforza si trovò così capo
delle milizie milanesi e non perse tempo ad andare contro i Veneziani
che furono duramente sconfitti a Caravaggio nel 1448.
Parevano concretizzarsi le parole del vecchio Doge Mocenigo prima di
morire: Veneziani state sul mare e lasciate perdere la terra. Ma la
prima metà del 400 non fu per i Veneziani solo un periodo di
guerre ma anche un fiorire di nuove creazioni architettoniche quali
Cà Foscari, Cà d' Oro, Palazzo Corner, dove in una sintesi
meravigliosa il gusto orientale si fondeva con il gotico occidentale
e nella pittura si gettavano le basi con Jacopo Bellini della grande
pittura veneta.
In quel periodo in Oriente ormai dominato dai Turchi, l'isola di Cipro
era l'unico regno cristiano governato da più di 300 anni dai
Lusignano antica famiglia di crociati francesi. Nel 1468 il re Giacomo
II sotto l'influenza del veneziano Marco Corner sposò l'affascinante
figlia di questi, Caterina. Ma il destino era contro di Lei perché dopo
appena un anno il re morì per un' insolazione, lasciando sul
trono la Regina ed il figlio nascituro che i Veneziani dovevano proteggere.
Ma i nobili dell' isola mal sopportando la presenza veneziana, in una
congiura ammazzarono i consiglieri ed i parenti veneziani di Lei. Pure
il figlioletto di un anno poco dopo morì. I Veneziani allora
cercarono di prendere sotto controllo la situazione in un modo pesante
anche per la Regina che per liberarsi, parve ad un certo punto acconsentire
al matrimonio con Alfonso di Napoli, nemico di Venezia. Era un rischio
che la Serenissima non poteva permettersi e tanto fece affinché la
Regina rinunciasse al regno cosa che alla fine fece non senza riluttanza.
Lasciò l'isola e tornò a Venezia dove fu accolta con
grandi onori e festeggiamenti dandole in cambio per consolazione come
feudo personale la cittadina di Asolo, dove si ritirò circondata
da una piccola ma raffinata corte di letterati e poeti tra cui il famoso
Pietro Bembo.
Pur caduta Costantinopoli nel 1453 in mano a Maometto II che così pose
fine all' antico Impero Romano d'Oriente, Venezia continuò la
sua grande stagione politica, commerciale ed artistica e cercò di
concludere con il Sultano nuovi favorevoli accordi commerciali in un
quadro ai primi tempi amichevole. Continuando però le conquiste
di Maometto II che aveva occupato la Grecia, la Bosnia minacciando
la Dalmazia e quando le armate turche si apprestarono ad occupare il
possedimento veneziano di Negroponte, l'antica Eubea, Venezia con una
flotta inferiore, da sola, dovette sostenerne l'urto dal momento che
le altre potenze europee se ne disinteressavano. La flotta veneziana
, al comando dell' indeciso Niccolò Canal, non riuscì a
rompere l'assedio dei Turchi che conquistata la citta, massacrarono
la popolazione.
Si racconta che Paolo Erizzo uno dei rettori, che non voleva essere
decapitato, fu segato a metà tra due tavole.
Il Canal all' arrivo a Venezia fu processato e condannato per codardia.
Il continuo impegno bellico stava portando la città alla bancarotta
e la caduta di Negroponte un abbattimento morale. Finalmente il Papato
, il Regno di Napoli ed il Gran Maestro di Rodi si accorsero del grave
pericolo e accettarono di formare una flotta che riuscì a conquistare
alcune città turche in Anatolia tra cui Smirne ma senza risultati
di fondo. Anzi i Turchi attaccarono l'Albania difesa dall' eroe nazionale
albanese Giorgio Castrota Scanderberg e nel 1474 posero l'assedio a
Scutari , possedimento veneziano.
La città difesa da soli 2500 uomini con l'aiuto della popolazione
resistette e riuscì a mettere in rotta i Turchi che lasciarono
sul terreno 3000 uomini. Pur facendo proposte di pace che i Veneziani
accettarono, Maometto continuava ad occupare basi veneziani, addirittura
alcune bande di Turchi avevano invaso il Friuli, portando morte e distruzione
tanto che dalla sommità del campanile di S. Marco si vedevano
i fumi degli incendi. Il Sultano poi con 300.000 uomini e tredici cannoni
assediò nuovamente Scutari che riuscì a respingere tre
potenti assalti tanto che anche questa volta pur infuriato, Maometto
II dovette rimandare la conquista. Venezia si rendeva ben conto che
da sola non poteva sostenere l'urto turco e chiese la pace a condizioni
capestro sia per i possedimenti che per i commerci. Tuttavia i rapporti
tra Venezia ed il Sultano si mantenevano quasi amichevoli tanto che
a sua richiesta, fu inviato a Costantinopoli Gentile Bellini figlio
di Jacopo per fare il ritratto del Sultano che, oltre ad essere un
feroce guerriero, era anche un raffinato uomo di cultura ma non per
questo tralasciava di conquistare nuove città tra le quali Otranto
in Puglia vendendo schiave in Oriente tutte le donne della città.
Il Papa, il Re di Napoli ed altri Re cristiani d' Europa gridarono
al tradimento perché Venezia non intervenne con la sua flotta
ma si guardarono bene dare il loro aiuto, anzi ormai gli stati italiani
erano in aperta ostilità con Venezia che mandò la flotta
a conquistare,dopo strenua difesa, la città di Gallipoli in
Puglia possedimento del Re di Napoli.
La fine del 400 e l'inizio del 500 fu l'epoca delle grandi esplorazioni
atlantiche. Dopo Colombo che nel 1492 sbarcò in America Centrale,
Giovanni Caboto per conto del re Inglese Enrico VII scoprì Terranova
dove accanto alla bandiera inglese piantò anche la bandiera
di S. Marco, suo figlio Sebastiano esplorò la baia di Hudson
e poi per conto del re di Spagna le terre del Rio della Plata in Argentina
cercando inutilmente i paesi dell' oro, Nicola de Conti da Chioggia
navigò nei mari dell' Indonesia e Cylon e Cadamosto per conto
del re del Portogallo costeggiò le coste inesplorate dell' Africa
Occidentale. Il fatto che un genovese, Cristoforo Colombo, un toscano
Amerigi Vespucci, ed i veneziani Caboto fossero al servizio di potenze
marittime atlantiche era un segno che i tempi erano mutati e che il
Mediterraneo ormai sotto il controllo dei Turchi, perdeva la sua importanza.
Si apriva l'epoca delle potenze atlantiche.
I Turchi infatti continuavano indisturbati a saccheggiare le coste
dalmate spingendosi fino in Istria ed una flotta al comando di Antonio
Grimani non sortì alcun esito anzi perse l'isola di Lepanto.
Tradotto in catene a Venezia fu processato e condannato all' esilio.
Solo 10 anni dopo venne riabilitato ed eletto addirittura Doge.
Nel 1498 moriva in Francia Carlo VIII che già era sceso in Italia
reclamando il regno di Napoli e a succedergli fu
Luigi XII duca d'Orleans che con pretese dinastiche, scese in Italia
per occupare il ducato di Milano. Venezia frattanto aveva occupato
alcune città della Romagna i cui signori locali avevano chiesta
la sua protezione contro Cesare Borgia figlio del Papa Alessandro VI,
ma il nuovo Papa Giulio II più gerriero che santo, non accettò questo
predominio veneziano su terre considerate da sempre feudo della Chiesa.
Cercò allora alleati stranieri per contrapporsi a Venezia e
li trovò nel re di Francia Luigi XII che voleva annettersi le
città di Bergamo e Brescia e nell' Imperatore d'Austria Massimiliano
che voleva il Friuli e l'Istria. Il 10 dicembre 1508 a Cambrai fu sancito
un trattato al quale aderì anche la Spagna per avere i porti
pugliesi, I Savoia ed i duchi di Mantova e di Ferrara, per mettere
fine alla Repubblica Veneta. Nell' imminenza della guerra una violenta
esplosione all' Arsenale privò la Serenissima di una buona scorta
di esplosivo e Venezia, trovandosi sola contro mezza Europa, tentò la
via diplomatica ma inutilmente.
I Francesi attraversarono l'Adda che era confine tra lo stato di Milano
e quello Veneto ed a causa di un mancato coordinamento tra i due capitani
veneziani, Bartolomeo d'Aviano e Niccolò Orsini, sconfissero
le truppe veneziane ad Agnadello e dilagarono nei territori della Repubblica.
Dal nord scendeva contemporaneamente l'Imperatore Massimiliano e molte
città tra cui Verona, Vicenza, Padova, Cittadella, Rovereto
per evitare il peggio si consegnarono all' Imperatore. La città di
Feltre che resistette fu incendiata ed i primogeniti delle famiglie
più in vista passati a fil di spada. Dal sud il duca di Ferrara
si riprendeva il Polesine, Rovigo ed Este ed il Papa i territori di
Romagna. Venezia era in una morsa senza scampo. Tra tanto sbandamento
alcuni però rimasero fedeli: il Friuli e la città di
Treviso che si preparò a resistere alle truppe nemiche incitata
anche dall' ambasciatore d'Ungheria preoccupato dalla potenza austriaca
e da un certo Marco, pellicciaio cremonese. Anche Padova dopo un mese
di occupazione imperiale si ribellò, cacciò la guarnigione
tedesca e con l'aiuto dei veneziani si preparò alla difesa rinforzando
le mura. Un mese dopo, ricevuti rinforzi, Massimiliano con ben 106
pezzi d'artigliaeria e 40.000 uomini mise l'assedio alla città.
Per due settimane le artiglierie francesi e tedesche martellarono le
mura di Padova che miracolosamente seppure a pezzi non crollarono e
non cedette nemmeno il morale dei difensori. Vista l'inutilità degli
attacchi , l'Imperatore dopo 15 giorni tolse l'assedio e si ritirò oltralpe.
Da Padova Niccolò Orsini artefice della difesa, passò a
Vicenza e alle altre città che ben presto ritornarono sotto
il Leone. La guerra continuò con cambio di alleanze che vedeva
Venezia ora alleata dei Francesi contro il Papato aiutato dagli Spagnoli
comandati da Ramon de Cardona che dopo aver saccheggiato e incendiato
Mestre e Marghera, inflisse una sanguinosa sconfitta presso Schio alle
truppe veneziane del D' Aviano.
I Francesi s'erano frattanto ritirati e Venezia si trovò di
nuovo sola. In questi tragici frangenti la città di Crema nonostante
decimata da una pestilenza, continuò a resistere all' assedio
delle truppe Pontificie e degli Spagnoli.
In una sortita il capitano della città Da Ceri riuscì anzi
a rompere l'assedio ed a liberare anche Bergamo. Morto il papa guerriero
Giulio II fu eletto Leone X che pur di indole pacifica, era intenzionato
a mantenere il controllo della Chiesa sulle città di Parma e
Piacenza. In Francia a Luigi XII succedeva Francesco I che in qualità di
duca di Milano scese in Italia con 50.000 cavalieri e 60.000 fanti
al comando di La Palisse per prenderne possesso. Venezia ancora alleata
dei Francesi, cercò di unire il suo esercito a quello più potente
dei Francesi contro Spagnoli, Milanesi ,Papalini e Svizzeri. Questi
ultimi furono massacrati dai Francesi nella dura battaglia di Marignano
e quando le due forze si riunirono ottennero una vittoria completa.
Gli Svizzeri da quella data 1517 si ritirano dallo scenario europeo
e rimasero da allora neutrali tra i loro monti. Dopo 8 anni di contese
sanguinose con i più forti eserciti europei a devastare il Nord
Italia, si arrivò al trattato di Noyon col quale Francia e Spagna
si divisero la penisola ma Venezia riuscì a mantenere i suoi
territori ante guerra. Il 18 febbraio 1517 fu finalmente con sollievo
di tutti stipulata la pace.
Terza parte
Mentre tutto questo succedeva nella penisola,
i Turchi procedevano indisturbati in Oriente nella loro inesorabile
espansione. Nel 1499
Venezia aveva perso nel Peloponneso i due porti di Modone e Crotone
detti " gli occhi delle Repubblica ". Nel 1521 Solimano detto
in seguito per le sue conquiste il Magnifico, poneva l'assedio a Belgrado
ultimo baluardo contro i Turchi nei Balcani. L'anno dopo conquistò dopo
una disperata resistenza l'isola di Rodi retta dai Cavalieri di S.
Giovanni. Tutto questo mentre in Italia si scontravano nuovamente Francesco
I, il Papato e l'Imperatore cattolico spagnolo Carlo V che mise ad
orribile saccheggio la città di Roma ed il Papa ora alleato
dei Francesi, traeva gli amari frutti della sua irresponsabile politica,
Venezia si tenne saggiamente fuori dalla disputa. Impegnate le potenze
europee a scannarsi tra loro, Solimano attaccò l'isola di Corfù veneziana
dal 1386 che riuscì a resistere ed i navigli veneziani nel Mediterraneo
orientale. Venezia fu nuovamente costretta a chiedere la pace ed oltre
a pagare 300.000 ducati d'oro, a cedere la città di Napoli in
Romania la cui popolazione si rifugiò profuga a Venezia. Il
1500 fu per Venezia un secolo paradossale poiché da un lato
la crisi avanzava inesorabile, dall' altro fu il secolo splendente
della Serenissima che brillava con Pietro Bembo, l'Aretino, Domenico
Venier nella letteratura, con il Veronese, il Tintoretto, il Tiziano
nella pittura, con il Palladio ed il Sansovino nell' architettura.
Accanto alla committenza privata quali il palazzo Corner detta Ca'
Grande ed il palazzo Manin, ci sono quelle pubbliche della Biblioteca
e della Zecca curate dal Sansovino e tutto ciò dava a Venezia
un volto opulento e cosmopolita creando il secolo d'oro della Repubblica,
pur in piena crisi economica. La situazione finanziaria era disastrosa
sia per i costi delle continue guerre sia per la quantità dei
debiti di privati verso il governo ormai inesigibili. L'amministrazione
che da sempre era efficente si stava inceppando e la crisi finanziaria
portava con sè anche i germi della crisi morale, ma non per
questo mancavano le continue feste e le cerimonie sontuose. Venezia
prima di tutto aveva bisogno di rassicurare sé stessa. Pur avendo
firmata la pace con i Turchi e pagato 300.000 ducati d' oro a Solimano,
questi continuava ad occupare nuovi territori nell' indifferenza delle
altre potenze europee, tentando, ma non riuscendo, la conquista di
Malta. Anche Cipro, possedimento veneziano, fu investito dalla potente
flotta di Selim II, successore di Solimano, riaprendo nuovamente le
ostilità belliche tra Venezia ed i Turchi. Con un rinnovato
sforzo bellico Venezia allestì una flotta di 144 navi al comando
di Girolamo Zane che insieme ad una flotta spagnola al comando del
genovese Andrea Doria dovevano liberare Cipro. Ma l'astio del Doria
contro i Veneziani e la perdita di mesi preziosi condusse al fallimento
dell' operazione e la capitale dell' isola Nicosia dopo strenua difesa,
fu occupata e saccheggiata orribilmente dai Turchi, disonorando le
promesse di far salva la popolazione. Gli uomini furono massacrati
e le donne mandate schiave in Anatolia. Tanto era triste e vergognosa
la sorte che attendeva queste sventurate che durante il tragitto ,
una nobildonna veneziana Bellisandra Maraviglia, sorella di Giovanni
segretario del senato veneziano, riuscì pur di non arrivare
a destinazione, a far saltare la santabarbara della nave e di altre
due che colarono a picco con tutto il loro carico umano. Si salvarono
solo 6 turchi. Dopo aver occupato Nicosia i Turchi volevano occupare
il resto dell' isola di Cipro. La flotta veneziana che era rimasta
inattiva a Creta per i contrasti col Doria, inferiore di numero a quella
turca, preferì ritornare a Venezia lasciando Cipro al suo triste
destino. Restava ai Turchi con a capo il feroce Mustafà e 200.000
soldati la conquista della cittadella superfortificata di Famagosta
difesa da 10.000 uomini al comando del perugino Astorre Baglioni e
di Marco Antonio Bragadin. All' intimazione di resa accompagnata dalla
testa mozzata di Niccolò Dandolo difensore di Nicosia, la risposta
fu difesa ad oltranza. Per otto mesi le armate turche cercarono senza
risultato di penetrare le difese della cittadella. I Turchi bombardarono
per 3 giorni consecutivi le mura che tutta la popolazione con abnegazione
continuava a riparare, ma ormai le munizioni ed i viveri scarseggiavano,
le malattie infierivano ed i rifornimenti non arrivavano. Non sapevano
che la flotta aveva preso la via del ritorno pur ricevendo in una fortunata
sortita viveri e 1400 soldati italiani di rinforzo. Anche i Turchi
avevano ricevuto di rinforzo 100 galee e 50.000 soldati freschi pronti
a combattere fino alla morte .Iniziava la fase più drammatica
della resistenza. I Turchi avevano piazzato una grossa quantità di
esplosivo su un punto delle fortificazioni ed il potente scoppio aprì una
breccia sulle mura,dove si lanciarono subito i soldati ottomani, ma
la resistenza degli uomini di Bragadin aiutati dalle donne fu così accanita
che i turchi dovettero ritirarsi. Niente e nessuno ormai poteva però mutare
l'orribile destino della città. Dopo quasi un anno di assedio,
privi ormai di speranza, i due capitani decisero per la resa, sperando
di evitare alla popolazioni stragi e distruzioni e così fu stipulato
un accordo sottoscritto da Mustafà in persona. Ma quando i due
comandanti si recarono al campo nemico per consegnate le chiavi della
città, l'odio ed il rancore di Mustafà fino allora ben
dissimulato esplose alla presenza dei due eroi e, dopo aver tagliato
personalmente al Bragadin un orecchio, l'altro ed il naso, lo fece
rinchiudere in prigione per 15 giorni in modo che le ferite andassero
in cancrena. Frattanto ben 350 teste vennero accatastate davanti alla
sua tenda e la città sottoposta al solito orribile saccheggio.
Il Bragadin fu poi tratto da prigione e fatto correre sulle mura con
sacchi di pietre sulle spalle, poi legato ad una panca ed issato a
mo' di scherno sul pennone più alto della nave ammiraglia, infine
portato sulla piazza di Famagosta, legato ad una colonna e scorticato
vivo. Dopo morto il suo capo fu decapitato e issato su una forca, il
corpo fatto a pezzi e la pelle imbottita di paglia a mo' di fantoccio
fatto girare sopra una vacca per la città sbigottita da tanto
inutile scempio. I resti del povero Bragadin furono finalmente posti
in una cassa e recapitati al bailo veneziano di Istanbul ed ora riposano
nella Chiesa di SS. Giovanni e Paolo a Venezia. La caduta dell' intera
isola di Cipro in mano ai Turchi e l'orribile morte di Bragadin scossero
gli animi dei regnanti europei ed una accordo congiunto tra Spagna,
Venezia, e Papa PioV diede corso ad una Sacra Allenza con a capo Giovanni
d'Austria, fratellastro del Re di Spagna, che si proponeva di eliminare
la minaccia turca. Il 6 ottobre 1571 i Turchi lasciarono il porto di
Lepanto nel golfo di Patrasso e si mossero con 202 galee contro le
171 galee della flotta cristiana delle quali 53 veneziane erano al
comando di Antonio Barbarigo. Le prime navi attaccate furono quelle
veneziane che supportate da alcune galeazze con potenti cannoni procurarono
ampi vuoti nella flotta ottomana pur rimanendo lostesso Barbarigo ferito
ed il suo vice Marco Contarini ucciso. Al centro dello schieramento
la nave ammiraglia di Giovanni d'Austria agganciò l'ammiraglia
di Alì Pascià e ci furono da entrambe le parti feroci
arrembaggi degli equipaggi ma quando lo stesso Alì Pascià cadde
colpito da una cannonata, i Turchi si sbandarono e pur continuando
la battaglia per tutta la giornata con a capo Ulugh Alì, alla
fine furono completamente sconfitti con 113 navi affondate e 117 catturate
contro le 13 navi cristiane. Le perdite umane per entrambe le parti
furono alte con 15.000 caduti cristiani contro 30.000 turchi e 8000
prigionieri. Inoltre la Lega ebbe la soddisfazione di liberare 15.000
schiavi cristiani nelle galee turche e recuperare un bottino ingente
che solo nella nave ammiraglia ammontava a ben 150.000 zecchini d'oro.
Evidentemente Alì Pascià era sicuro di vincere.L' avanzata
turca almeno sul mare era per il momento fermata e Venezia esultante,
festeggiò la vittoria con una processione di ringraziamento
che da allora si ripetè il 7 ottobre di ogni anno. Morto Pio
V l'alleanza tra Spagna e Venezia di per sé già problematica,
si allentò e si perse una buona occasione di distruggere completamente
la flotta turca intrappolata a Navarino, rifiutando la Spagna di intervenire..
A Venezia non rimase che rifare un nuovo trattato di pace con i Turchi
sempre minacciosi attirandosi le sdegnate reazioni delle nazioni europee
che però stavano solo a guardare. Venezia rinunciò a
Cipro e si impregnò a pagare ben 300.000 ducati per non essere
impedita nei suoi commerci. In Europa il nuovo Re di Francia Enrico
III responsabile dell' eccidio degli Ugonotti e sempre più antispagnolo,
ebbe l'occasione e l'invito di visitare Venezia che gli riservò un'
accoglienza fastosa. In quest' occasione il sovrano non disdegnò di
far visita alla più famosa cortigiana veneziana Veronica Franco
della quale conservò un ritratto e di incontrare nel suo studio
Tiziano Vecellio il pittore dei Potenti con il quale si intrattenne
amabilmente.Venezia in quell' occasione ebbe modo di manifestare all'
importante ospite tutto il suo spendore prima che il suo volto pochi
mesi dopo, venisse devastato da un implacabile ed invincibile nemico,
la peste. Era questo un flagello che si era già abbattuto sulla
città , ma quella del 1576 fu di una intensità spaventosa
anche perché inizialmente venne o per ignoranza o opportunismo
sottovalutata. Migliaia di persone attaccate dal morbo furono confinate
nei lazzaretti dove tra i miasmi ed i fumi delle cose bruciate si formò la
città dei moribondi La pestilenza imperversò per più di
un anno e fece 50.000 vittime tra le quali il figlio e lo stesso Tiziano.
Quando la città uscì finalmente da questo incubo, fece
erigere per ringraziamento la splendida Chiesa del Redentore affidata
all' arte del Palladio. Da allora ogni anno la terza domenica di luglio
il Doge e tutta la cittadinanza si recava con un ponte di barche al
Redentore alla Giudecca per ricordare la fine di quella calamità,
data che viene tuttora magnificamente festeggiata in laguna. Nel 1577
fu eletto Doge Sebastiano Venier che era il comandante veneziano a
Lepanto. Erano passati 6 anni da quella vittoria del quale era orgogliosissimo
ma al momento del suo insediamento accolse con benevolenza una rappresentanza
dei commercianti turchi di Venezia venuta a porgergli i loro omaggi.
Durante il suo dogado ci fu purtroppo un disastroso incendio del Palazzo
Ducale che distrusse tutti i capolavori del Bellini, del Gurianto,
del Tiziano, del Tintoretto e del Veronese che adornavano splendidamente
il palazzo.
Con la fine del 1500 nuovi problemi sorsero per Venezia con il Papa
in campo questa volta religioso. Da sempre Venezia fu tollerante con
tutti i credi, ebrei, mussulmani, ortodossi, protestanti, dato il carattere
di città si fece sentire anche a Venezia dove venivano pubblicati
libri che altrove erano proibili dalla Chiesa. Non solo la Repubblica
non aveva mandato a Roma dal Papa il nuovo Patriarca Francesco Vendramin
per la conferma della nomina , ma il governo teneva in carcere due
preti veneziani accusati di frode ed omicidio, soggetti alla sola giurisdizione
ecclesiastica.
Il Papa Paolo V furioso lanciò alla città l'interdetto
che il Doge Leonardo Donà respinse obbligando il clero veneziano
a continuare nelle sue funzioni, riconoscendo la sola Autorità della " Divina
Maestà". Prima Veneziani , poi Cristiani. Per il Doge era
il Papa che sbagliava non riconoscendo i sacrosanti diritti della Repubblica
confortato in questo dalle tesi di fra Paolo Sarpi ,un intelligente
religioso veneziano che confutò parola per parola le ragioni
accampate dal Papa al fine di tenere ben distinte le questioni celesti
da quelle temporali. Citato davanti al tribunale dell' Inquisizione
non si presentò ma venne pugnalato da sicari papalini che lasciatolo
per morto, riuscì però a salvarsi.Venezia non cedette
alle pressioni del Papa e dopo un anno con la mediazione della Francia,
Paolo V ritirò l'interdetto che fu anche l'ultimo: per la Serenissima
era una vittoria politica e morale. Ma con la Spagna alleata della
Chiesa che ormai dominava tutta l'Italia escluso il Regno Sabaudo e
la Repubblica Veneta, i conti all' inizio del 1600 erano sempre aperti.
La potente nazione , pur di porre fine alla Serenissima, non esitò ad
ordire una grossa congiura tramite il suo ambasciatore a Venezia, fortunatamente
scoperta in tempo e neutralizzata. Venezia era ancora salva. In conseguenza
di ciò le misure di sicurezza furono intensificate e ne furono
vittime anche persone innocenti tra le quali il senatore Antonio Foscarini,
accusato da una denuncia anonima di tramare con agenti stranieri contro
la Repubblica, condannato e giustiziato, salvo poi risultare innocente.
Nell' Italia settentrionale frattanto in seguito a problemi di successione
nel ducato di Mantova alla morte di Vincenzo II Gonzaga, si riaccesero
le rivalità tra Spagna e Francia e pur di non avere gli Spagnoli
ai confini, Venezia si schierò con la Francia ed inviò alla
città aiuti ed uomini. Ma dopo una durissima sconfitta a Valeggio
sul Mincio ed un assedio di circa 10 mesi la bella e colta Mantova
fu conquistata e sottoposta ad un orribile saccheggio da parte delle
truppe imperiali tedesche alleate degli Spagnoli che portano in città la
peste che si propagò presto in tutto il nord, Venezia compresa.
Questa ondata micidiale come la precedente, provocò 46.500 vittime
nella sola città e 35.000 nelle isole riducendo la popolazione
a 102.000 abitanti, il minimo storico. Anche questa volta i Veneziani
fecero voto di costruire una basilica alla Madonna della Salute, all'
inizio del Canal Grande, opera affidata alla maestria di Baldassarre
Longhena.
A metà del 1600 i Turchi si fecero nuovamente pericolosi e con
la scusa di porre termine agli attacchi subiti dai Cavalieri di Malta,
sbarcarono sull' isola di Candia, veneziana dal 1211. Ancora una volta
Venezia doveva sostenere principalmente da sola una nuova guerra pur
con qualche aiuto da parte del Papa, della Spagna e della Francia.
Le casse dello stato erano però più vuote che piene per
cui il governo dovette per rimpinguarle mettere all' asta titoli nobiliari
assai ambiti e chiedere l'aiuto dei privati. Lo stesso Patriarca Giovan
Francesco Morosini offrì dei beni personali e rinunciò alle
rendite di sua spettanza. Ma a guidare questa nuova spedizione non
c'era l'uomo giusto ed un' azione portata avanti fiaccamente consentì ai
Turchi di conquistare a Candia l'isola fortezza di S. Teodoro il cui
difensore, Biagio Zuliani, preferì, facendo saltare il deposito
munizioni, perire con tutta la famiglia e gli ultini 75 difensori piuttosto
di cadere in mano nemiche. Finalmente fu nominato capo della flotta
Battista Grimani ,valente comandante che riuscì in un piccolo
scontro a catturare Meemet Agà fratello del vicerè di
Algeri. Ulteriori duri scontri per contrastare i movimenti turchi attorno
all' isola di Candia avvennero nelle acque greche con i Veneziani spesso
vittoriosi. Ci furono battaglie anche in Dalmazia dove con una brillante
operazione, Leonardo Foscolo riprese la città fortificata di
Clissa battendo sul campo un contingente turco di 5000 soldati. Questa
persistente guerriglia durò per 20 anni finché il 10
luglio 1651 la flotta veneziana al largo dell' isola di Parros sconfisse
pesantemente quella turca..Nel 1654 Giuseppe Dolfin con 16 navi, due
galeazze e otto galee per impedire i rifornimenti turchi , tentò di
bloccare lo stretto dei Dardanelli, ma circondati da ben 64 galee nemiche
e 24 navi ,riuscì ad evitare un disastro puntando con la sua
nave pur danneggiata verso l'Ammiraglia turca e conquistarla dopo un
durissimo arrembaggio. Ma ben maggiore fu la vittoria sempre sullo
stretto dei Dardanelli il 30 Agosto 1656 quando la flotta veneziana
sgominò la flotta turca che perse 45 galee, migliaia di soldati
e furono liberati 5.000 schiavi cristiani, vittoria che al ritorno
a Venezia del comandante Lazzaro Mocenigo fu degnamente festeggiata.
L'anno seguente l'intrepido Mocenigo salpava nuovamente alla volta
dei Dardanelli per affrontare nuovamente la flotta nemica nel frattempo
rinforzata con 33 galee e 22 navi più molti legni minori, però le
pessime condizioni del mare spazzato da un forte vento che impediva
le manovre, non permise alla flotta veneziana di ottenere un chiara
vittoria. Dopo 3 giorni di combattimenti riuscirono a distruggere o
catturare alcune navi nemiche ma i Veneziani persero il loro comandate
colpito alla testa dall' albero della nave, tranciato da una cannonata
sparata da terra.
Intanto a Candia i Turchi intenzionati ad occupare tutta l'isola, posero
assedio alla città di Candia che ben fortificata e difesa da
Leonardo Mocenigo con 10.000 uomini, resistette ai primi furiosi assalti
dei nemici. Un aiuto venne infine anche dalla Francia che mandò 4.000
soldati e dall' Imperatore tedesco con 2000 ma, rifiutando di ricevere
ordini dal comandante veneziano., non furono determinanti. Il 22 maggio
1667 un eccezionale esercito turco si schierò sotto le mura
della città con ben 55 grossi cannoni e 11 mortai pesanti che
furono concentrati su punti precisi delle fortificazioni. Dopo 20 anni
d'assedio fiacco giungeva l'ora decisiva con a capo il Gran Visir in
persona. In 6 mesi ben 32 furono gli assalti condotti invanamente contro
la città dove, aiutati dalla popolazione e dalle donne, si riparavano
in continuazione i danni alle mura prodotti dai cannoni nemici. La
cosa si faceva lunga anche per il Gran Visir che decise di scrivere
al capitano Francesco Morosini proponendo una resa onorevole cosa che
il Morosini rifiutò sdegnosamente. Più della convenienza
ormai si trattava del prestigio di Venezia .Alla fine del 1669 l'assedio
di Candia continuava e finalmente anche l'Europa capì che bisognava
portare aiuto a Venezia. Luigi XIV re di Francia autorizzò un
gruppo di 500 volontari in massima parte aristocratici in cerca di
gloria che nel campo di battaglia si gettarono coraggiosamente contro
i Turchi ottenendo però risultati minimi. Solo nel 1668 Venezia
aveva perso 5340 uomini, 586 ufficiali e 2400 fra guastatori e remiganti
e sostenuto un costo per 4.500.000 ducati. Nel 1669 continuava lo stillicidio
delle perdite tra le quali ci fu anche Caterino Cornaro valente comandante
della difesa veneziana. Il suo corpo fu solennemente tumulato nella
Chiesa del Santo a Padova. Nuovi rinforzi francesi guidati dal duca
di Noailles attaccarono decisamente i Turchi in campo aperto lasciando
sul terreno 500 morti ma anche stavolta non ci furono risultati ed
il comandante francese, vista la situazione priva di speranza, pur
implorato di restare, fece ritorno in patria seguito dalle navi pontificie,
da quelle imperiali e da quelle dei Cavalieri di Malta. Il Leone di
S. Marco restava nuovamente solo con una guarnigione di 3.500 uomini
ed una popolazione meno che dimezzata. I Turchi accortisi della situazione
critica, sferrarono un ennesimo violento attacco contro le difese che
disperatamente ancora resistettero. Ma Francesco Morosini, considerato
ormai inutile proseguire, decise di chiedere la resa al Gran Visir
che dopo un' iniziale tensione, la accordò. I Veneziani e chi
lo desiderava dovevano entro 12 giorni lasciare la città con
il loro averi e così dopo 465 anni di permanenza e 22 anni di
assedio, il 26 settembre 1669 su 14 galee i veneziani lasciarono per
sempre l'isola. Forte fu l'eco in Europa della perdita dell' ultimo
possedimento nell' Egeo per Venezia che aveva anche perso a causa di
tutte queste guerre il monopolio del commercio con l' Oriente. Tuttavia
l'abilità del vecchio Doge Domenico Contarini riuscì in
15 anni a riportare Venezia alla tranquillità ed ad un buon
livello di vita che non mancò di produrre i suoi frutti anche
nella cultura. E' di questo periodo la fama di una intelligente nobildonna
veneziana Elena Cornaro Piscopia che fu la prima donna al mondo nel
1678 a prendere la laurea in filosofia, allora esclusivo privilegio
maschile, all' università di Padova dove tuttora una statua
la ricorda. Il ricordo di Creta era ancora vivo, quando i Turchi nel
1684 chiamati dagli Ungheresi che si erano ribellati all' Imperatore
Leopoldo, giunsero con un potente esercito alle porte di Vienna nel
cuore dell' Europa. Ora tutte le potenze che prima negavano aiuto a
Venezia, sotto questo pericolo mortale richiesero l'intervento della
Serenissima.
Venezia alla fine decise per l'intervento ed a Francesco Morosini l'
ultimo difensore di Candia, che al ritorno in patria era stato però prima
processato per tradimento e poi assolto, fu dato il comando della flotta.
In breve occupò alcune isole di controllo nell'' Adriatico meridionale
e poi pose l'assedio a Corone persa 200 anni prima. Al momento della
tregua alcuni parlamentari veneziani vennero colpiti da un colpo di
cannone , ciò fece infuriare gli assedianti che si diedero principalmente
gli imperiali ad un orribile massacro dei cittadini. Conquistata Corone
il Morosini in sintonia con le truppe di terra comandate da Otto von
Konigsmark uno svedese assoldato dalla repubblica, intraprese l'occupazione
di tutta la Morea e dell' importante città di Napoli di Romania
oltre alle città di Lepanto, Patrasso ed infine Atene. L'antica
e spendida città era ornai da secoli in una triste decadenza
e delle glorie passate esisteva solo il ricordo. Fu durante l'assedio
di Atene che da una nave veneziana partì un colpo di cannone
che raggiunse il Partenone dove i Turchi avevano il deposito di munizioni.
La grande esplosione che ne conseguì deturpò per sempre
quello che era il simbolo della civiltà occidentale. Non contento
il Morosini dopo la conquista volle recuperare i cavalli del carro
di Atena dal frontone del tempio che andarono però in mille
pezzi. Così lo scempio di quel vetusto monumento si era miseramente
compiuto.Da Atene, galvanizzato , Morosini puntò su Negroponte
ma più del nemico fece una terribile pestilenza che falcidiò i
soldati compreso il comandante svedese che alla fine si ammutinarono.
Pur con questa disfatta, al ritorno, a Francesco Morosini furono fatte
accoglienze trionfali, fu eletto Doge e ricevette da Papa Alessandro
VIII un veneziano i massimi onori quale difensore della Cristianità.
Ma benché 74enne il mar Egeo richiedeva ancora la sua presenza
dove purtroppo per malattia morì nel gennaio del 1694. Fu messo
al comando Antonio Zen che pur scontrandosi duramente con i Turchi,
lasciò nelle loro mani l'isola di Scio conquistata sei mesi
prima. Tradotto in ceppi a Venezia fu processato per codardia e morì in
prigione. Dopo di lui Alessandro Molin ottenne alcuni successi prendendo
il controllo di parte dell' Egeo. Un altro comandante Jacopo Cornaro
aiutato dal cavaliere Dolfin dopo mesi di schermaglie impegnò a
Metellino la flotta turca riportando una parziale vittoria.
I Turchi furono nel frattempo sconfitti dal re di Polonia ma alla conseguente
pace di Karlowitz il 13 novembre 1698 a Venezia venne riconosciuta
solo la Morea e qualche altro piccolo possedimento. Atene ritornò al
Sultano.
Agli inizi del 1700 sorsero in Europa problemi dinastici al trono di
Spagna che videro contrapposti l'Imperatore e la Francia. ma da questa
disputa Venezia si tenne prudentemente fuori e solo dopo 4 anni di
guerra si arrivò alla pace di Utrech. Di questa occasione ne
approfittò il Sultano intenzionato a riprendersi la Morea e
mosse guerra a Venezia che non reagendo tempestivamente , perse nel
1715 i territori conquistati dal Morosini. I Turchi con 30.000 uomini
misero l'assedio anche a Corfù ben difesa dal capitano tedesco
Johan Von der Schulenburg al servizio della Serenissima, che in una
improvvisa sortita con 800 uomini scelti, riuscì a mettere in
fuga il nemico che fu costretto a togliere l'assedio. Un improvviso
e furioso tempoprale che allagò il campo turco ed affondò parecchie
loro navi completò la vittoria, ben ricompensata da Venezia
con 5000 ducati ed una spada d'oro allo Schulenburg. Nella primavera
dell' anno dopo Venezia aveva allestita una nuova flotta di 27 navi
che,al comando di Ludovico Flangini, si portò ai Dardanelli
. Dopo aver atteso il vento favorevole la flotta turca attaccò una
battaglia durissima ma alcune delle loro navi furono affondate e l'Ammiraglia
stessa gravemente danneggiata. Nella battaglia il Flangini venne colpito
ma pur moribondo volle restare nel cassero a dirigere le ultime fasi
del vittorioso scontro. Vewnezia perdeva con lui l'ultimo eroe. La
flotta nemica fu ancora sconfitta a Matapan da Andrea Pisani ed in
Dalmazia da Alvise Mocenigo, mentre sul fronte terrestre l'armata della
Lega capitanata da Eugenio di Savoia riuscì a riconquistare
Belgrado. Il Sultano fu così costretto a chiedere la pace e
nel 1718 col trattato di Passarowitz fu posta fine all' espansione
mussulmana in Europa. Venezia ottenne però ben poco, non riottenne
la Morea ma solo alcune piccole isole e naturalmente Corfù dove
però come in un sinistro presagio,un fulmine penetrato nel deposito
munizioni, fece saltare il castello. Caduto lo spauracchio turco Venezia
si trovo spiazzata venendo a mancare quella tensione che comportava
la lotta e non le restarono che i gloriosi ricordi e la cultura. Anche
i traffici avevano preso le rotte del Nord Europa dove i galeoni erano
molto più capaci e veloci delle tradizionali galee veneziane.
Il Settecento pur per la Serenissima il secolo della fine, fu anche
un periodo di massima cultura con Tiepolo, Canaletto, Guardi, Longhi
nella pittura, Vivaldi, Benedetto Marcello, Albinoni , Tartini, nella
musica, Casanova e Goldoni nella letteratura e nel teatro. La lingua
veneziana era usata non solo nei documenti ufficiali della Repubblica
ma anche nei trattati internazionali e, come lo zecchino d'oro era
la moneta franca in Europa, la lingua veneziana era la lingua franca
nei commerci e in displomazia se lo stesso ambasciatore veneziano parlava
con il Gran Visir in veneziano, quello che è l'inglese oggi.
Un nuovo attrito sorse in quegli anni tra Venezia ed il Papa Benedetto
XIV che per compiacere l'Imperatrice d'Austria Maria Teresa aveva deciso
di dividere dopo 1200 anni il Patriarcato di Aquilea che da sempre
era sotto l' influenza veneziana in due arcivescovadi veneziano ed
austriaco. Venezia rigettò questa proposta ma alla fine dovette
accettare questo diktat : non poteva più alzare tanto la voce.
Tuttavia per ritorsione tolse con un editto tutti i privilegi , le
indungenze, le dispense che i Veneziani avrebbero chiesto e ottenuto
previo pagamento dal Papa. Inoltre chiuse 127 monasteri e conventi
vendendone le proprietà ricavandone la bella somma di 3 milioni
di ducati dei quali il governo aveva assolutamente bisogno. Con l'elezione
del nuovo Papa Clemente XIII veneziano i dissidi si appianarono presto
e portò serenità tra i due Stati tanto che il Doge fu
insignito dal Papa dell' onorificenza della Rosa d'oro per motivi particolarmente
virtuosi.
Cessato il pericolo del Sultano turco sul mare si fecero sempre più aggressivi
i pirati dei piccoli regni arabi del Nord Africa che ostacolavano i
commerci delle nazioni europee e veneziane. All' inizio si risolse
la questione con pagamenti e trattati con il Bey di Tripoli, Tunisi
ed Algeri ma continuando le azioni piratesche, Venezia decise di mandare
alcune navi al comando di Angelo Emo per chiudere la questione. Dopo
aver bombardato la città di Susa e di Sfax costrinse il Bey
a accosentire ad un altro accordo, non avendoVenezia la forza sufficente
a chiedere di più. Emo, disilluso e provato nel fisico si ritirò a
Malta dove morì. Il suo corpo imbalsamato ricevette gli onori
del Cavalieri di Malta e rientrato a Venezia ebbe un grandioso funerale
quasi un preludio a quello della Serenissima.
Nello stesso anno 1792 che moriva Emo, il popolo francese dava inizio
alla Rivoluzione i cui ideali di libertà, uguaglianza, fraternità sconvolsero
alle radici le vecchie Monarchie assolute europee. L'artefice di questa
nuova Europa che ben difficilmente Venezia avrebbe potuto ignorare
era Napoleone Buonaparte. Venuto meno il suo ruolo nel Mediterraneo,
la Serenissima doveva ormai cedere il posto ad altre potenze. Pur consapevole
della sua gloriosa storia si vedeva ormai emarginata dai grandi avvenimenti
europei e chiudendosi a riccio, cercò rifugio in una innaturale
neutralità nel turbinio degli eventi che le saranno fatali.
Come le altre monarchie europee anche Venezia aveva da temere dalle
nuove idee pur essendo una Repubblica ma con un governo oligarchico
che di democratico aveva ben poco. Questo tipo di governo fu la sua
forza e stabilità nell' arco di 10 secoli ma le fu fatale nell'
ultimo. Incapace di rinnovarsi e di esprimere qualcosa di nuovo, la
classe politica veneziana aveva ormai ben poco da dire e da rappresentare
se non sé stessa. Il suo ultimo Doge Lodovico Manin fu il perfetto
rappresentante di questa aristocrazia imbalsamata incapace di reagire.
Mentre tutte le potenze europee facevano fronte comune contro la minaccia
francese, pur invitata ad entrare nell' Alleanza, Venezia intimorita
continuava a dichiararsi neutrale ed incredibilmente dimostrò qualche
simpatia per il governo rivoluzionario francese allontanando dalla
città il fratello del Re ghigliottinato, Luigi conte di Provenza
che sperava di trovare rifugio nella neutrale Venezia. Ma restar fuori
era impossibile dal momento che la vicina Austria Imperiale era nel
1796 in guerra aperta con la Francia di Napoleone le cui truppe avevano
già occupato la Lombardia con Milano e buona parte del territorio
veneto. Mentre a Verona ed in altre località venete, nel Tirolo
ed in Dalmazia, ci fu resistenza popolare alle truppe francesi, il
Doge nel suo palazzo non reagiva. Il 29 Aprile intanto a Venezia si
riuniva per l'ultima volta il Senato ed il Doge convocò per
il giorno seguente il Maggior Consiglio, ma le truppe francesi erano
già alle porte di Venezia . Napoleone dichiarò ufficialmente
guerra alla Repubblica e 3000 soldati francesi entrarono in città prendendo
in consegna l'Arsenale, la Flotta, il Palazzo Ducale e la Zecca dando
corso alla più grande rapina del secolo: capolavori di artisti
famosi vennero asportati e mandati in Francia, e senza riguardo per
nessuno, oggetti preziosi sacri e profani furono fusi per ricavarne
oro e argento tanto necessari a Napoleone. In piazza San Marco venne
eretto l'albero della libertà ed il popolo elesse i suoi rappresentati
nel governo provvisorio. Il 12 maggio si riunì per l'ultima
volta il Maggior Consiglio mentre all' esterno fu sparata una salva
di fucileria dalle fidate guarnigioni dalmate che lasciavano Venezia,
che mal interpretata affrettò la decisione degli impauriti membri
di approvare la mozione napoleonica, per poi dileguarsi al più presto
lasciando solo il Doge che, consegnate le insegne ducali al proprio
cameriere, disse solo queste parole " Tolè queste non le
dopero più ". Nella piazza intanto gli animi si riscaldavano
tra chi gridava " Viva S. Marco" e chi gridava " Viva
la Libertà "e si arrivò al tumulto che un nobile
Bernardino Renier dislocando numerosi cannoni e uomini nella città riuscì a
sedare. Il 18 Aprile 1797 a Eckenwald , Napoleone e l'Austria avevano
deciso di chiudere la partita concordando che Venezia ed i suoi territori
compresa l'Istria e la Dalmazia andavano all' Austria che cedeva ai
Francesi la Lombardia ed il Belgio, il tutto ratificato a Campoformio
sei mesi dopo. Napoleone a parole prometteva la libertà, nei
fatti invece la toglieva. Così finiva tristemente senza gloria
e senza infamia dopo 1000 anni la Repubblica di Venezia, il più antico
Stato Italiano.
Tratto da Storia Veneta- Scripta Edizioni.-Via Zara 15 -Costabissara
- VI- Petrini Sante.
Today, Veneto is one of Europe's most dynamic
economic realities. And all this did not happen merely by chance
but has its roots in the
particular historic and geographic course of this land, which we will
endeavour to briefly illustrate. The region of north-east Italy, proceeding
from the Adriatic Sea to the Eastern Alps divide, is Veneto with Friuli-Venezia-Giulia
to the east and Trentino Alto Adige-South Tyrol to the west. This region
is situated in a strategic position in Europe because it has always
been the main crossroads between the Mediterranean area and northern
and eastern Europe. Already inhabited in prehistory (the mummy Otzi
found a few years ago in the Alpine glaciers belonged to the Remedello
culture), it was in the Bronze Age (2nd Millennium B.C.) that at first
settled the Euganei people and after the Veneto people of indoeuropean
origin arrived from the far-off Paflagonia (today's Turkey) after the
destruction of Troy, as narrated by the Latin-Paduan writer Titus Livius.
In fact, this legend is attested to by the Oriental style of their
artistic activities. A part of these peoples spread throughout Europe
(Poland, Southern Germany and Brittany) while a part remained in today's
Veneto.They were mainly a peaceful people, more interested in maintaining
good trade relations with neighbours rather than going to war to
conquer, but were still always ready to defend themselves against
any attacks, as we read from early accounts. To the south were the
Etruscans and Greek colonies, to the west the Celts, to the north
the Raetians, with the Illyrians to the East. They had their own
language and writing and were highly religious. Their many sanctuaries
dedicated to various deities, the main one being Reitia, were educational
institutions as well as religious centres. They lived mainly along
the rivers in wooden dwellings similar to the present-day 'casoni'
of the Veneto lagoon, and were dedicated to farming, fishing, bronze-work
and especially the breeding of horses, for which they were famous
in former times. The horse and the colour blue were their symbols.
They were also the first, as far back as the first millennium B.C.,
to trade amber (at that time a highly sought-after
material coming from the Baltic countries) to the Etruscans and Greeks,
as we are told by the Latin writer Pliny in his Natural History. The
main centre was Este, situated at the foot of the Euganei hills. Other
important towns were Padua, Vicenza, Verona, Treviso, Altino, Montebelluna,
Asolo and, in the Piave valley, Mel and Calalzo in Cadore. It is believed
that they were federated together, there being no accounts of any ruling
kings or leaders. And all this until around 200 B.C. with the arrival
of the conquering power of Rome with which, in order avoid destruction,
they preferred friendly agreements. The region was soon 'latinized'
and under Emperor Augustus became part of the empire with the name
'Decima Regio Venetia et Istria'. There followed a prosperous period
of about 300 years which favoured the arts and trade.
Titus Livius and Catullus were Latin writers coming originally from
Padua and Verona. The towns grew and changed aspect due to many stone
buildings. Others followed: Aquilea, in today's Friuli, was second
only to Rome. With the advent Christianity this city became the main
centre for spreading the new Religion in northern and eastern Europe.
After the fall of the Roman Empire in 476 A.D. the region was invaded
and plundered by barbarian hordes (Goths, Heruli, Huns and Longobards).
The populations of the destroyed cities took refuge in the coastal
lagoons and established new towns (Chioggia, Caorle, Grado and Venice)
while the rest of the territory fell under the rule of the feudal vassals
with a survival economy. On the other hand, free Venice began its glorious
adventure on the seas, though having to constantly defend itself against
the attacks of Franks, Slavs, Hungarians and even the Normans. At the
time of the first Crusade (1100 A.D.) it was together with Genoa, its
rival, a great seafaring people. A flourishing trade between the East
(Constantinople, Egypt, the Holy Land), Italy and Northern Europe ensured
the city's prestige and riches. With the traveller Marco Polo, Venice
became the first to reach China and the Far East. Later, the Venetians
John and Sebastian Cabot explored the coasts of North and South America,
and Pigafetta (from Vicenza) accompanied Magellan around the world.
Meanwhile in the hinterland the towns gradually freed themselves from
feudal rule to become free cities but still fighting against each other
(Padua against Treviso, Treviso against Belluno, Verona against Vicenza).
Taking advantage of the situation, around the year 1400 Venice once
again managed to gather under its dominion the entire territory of
the 'X Regio Romana', after about a thousand years! Towards 1500, Venice
was at the height of its grandeur, the 'New York' of the period, and
for this continually attacked by the other European states which were
jealous of its power. With the Cambrai league half of Europe was waging
war against Venice which though defeated managed to save itself. Furthermore,
it had to resist an on-going war against the Turks of the Ottoman Empire
with whom Venice also fought and traded at the same time. In the famous
Battle of Lepante, where the Christian fleet finally destroyed the
Turkish fleet, most of the ships were Venetian. The following centuries
until 1800 were centuries of peace and prosperity for the entire Venetian
Republic.
The arts enjoyed a Golden Age; especially painting with the Venetian
School: Titian, Giorgione, Veronese, Lotto, Carpaccio, Tintoretto,
Bellini, Pordenone, Jacopo da Bassano, Canaletto, Tiepolo and others.
Architecture flourished with Longhena and with Palladium the creator
of the famous Veneto Villas; literature with Goldoni and Casanova;
sculpture with Canova, and music with Vivaldi, Monteverdi and Tartini.
And all this while the Venetian Republic was on its way towards slow
decline, until the arrival of Napoleon who brutally put an end to the
millenary Republic, plundering it and then handing it over to Austria.
For approximately 60 years Veneto remained under Austrian rule, but
not without epic uprisings.These included the memorable defence of
Venice, surrounded and bombarded in 1849, with the Venetian Jew Daniele
Manin leading the defenders and their last cry: "cholera rages,
we've no bread, the white flag flies on the bridge". After 1866
Veneto became part of the Kingdom of Italy, but the serious economic
crisis at the turn of the century, then the two World Wars - the first
fought on its territory with consequent destruction and the second,
lost with the loss also of Istria caused a serious depression in the
mainly agricultural region. And this was also the main cause of the
large-scale emigration which drove so many of Veneto's people to seek
a better life firstly in Argentina and Brazil, then in the Unites States,
Canada, Australia, and in other European countries, where their typical
industriousness did them proud. It was only in the Sixties that Veneto
started to come alive again. Thanks to the new commercial openings
on a European and world level, the industriousness of its people, the
vitality of the new leaders of industry mainly in the sectors of machinery,
wood and furniture, footwear, clothing, gold jewellery, glasses, as
well as its agriculture and
wines, Veneto has returned to being what it has always really been
for 3,000 years: a bridge between Mediterranean Europe and the rest
of Europe and the other continents. Therefore, long live the "Cavallo
Azzurro" (Blue Horse) and the winged Lion of St. Mark.
La storia del Veneto è tratta dal sito:
www.venetoimage.com
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